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LO CHEF: MARINO MARINI

Redatto da Simona Vitali

Mi accoglie nel suo regno, la biblioteca Alma di Colorno, con aria spiccia e sbrigativa. Segna col dito l'orologio. " E' in ritardo di 10 minuti!", puntualizza. Io mi appello al quarto d'ora accademico. Niente da fare: dice che lì non è previsto. Inizia così la mia chiacchierata con Marino Marini, personaggio "tutto pepe". Ne ho subito la percezione.
E' sufficiente addentrarsi appena nella materia in cui ha "le mani in pasta" da una vita -la cucina- che il suo occhio s'accende d'improvviso, come spia di una testa che corre veloce. Molto veloce. E via via che racconta -o meglio salta da un argomento all'altro, da un aneddoto all'altro- quell'occhio diventa sempre più vivace e luminoso.
L'autorevolezza del suo argomentare si fonda su 35 anni trascorsi tra i fornelli come chef . Di questo periodo così intenso Marini ricorda la ferrea volontà di coltivare, nel poco tempo libero, due passioni: l'acquisto di libri a tema, raccolti in un'interessante collezione di circa 6000 pezzi oggi custoditi presso la biblioteca di Alma, e la frequentazione di ristoranti. Così, mattoncino dopo mattoncino, ha costruito la sua cultura. Vivace e intuitivo ha portato il suo contributo attivo al primo decennio di vita di Slow Food. Il periodo delle grandi idee. "In quegli anni il principale intento dell'associazione -sottolinea Marini - era l'educazione alimentare vera, quella che passa attraverso lo sviluppo del gusto, rivolta principalmente ai bambini". E corre alle prime tappe fino a soffermarsi sulla sua felice intuizione: realizzare una guida sulle osterie anzichè sui ristoranti, idea quest'ultima fin troppo inflazionata.
Il racconto si fa ricco di particolari e colorito di emozione quando Marini ricorda l'appuntamento- correva l'anno 1989- nel locale dell'indimenticato Peppino Cantarelli con i governatori di Arcigola, la futura Slow Food. Arrivato con una grande valigia di cartone colma di libri e legata con uno spago, ha estratto "Osteria" di Hans Barth ("Osteria", 1921). A quel punto ha richiamato l'attenzione di tutti sulla prefazione di Gabriele D'Annunzio, che lamentava la scomparsa delle osterie. L'immagine evocata era quella di un campo disseminato di croci. Questo nel 1921 ma l'argomento risultava assolutamente attuale.
Prende così forma "Osterie d'Italia", appuntamento che da allora si rinnova ogni anno. Proprio in occasione del ventesimo compleanno di questa guida, Carlo Petrini, fondatore e Presidente di Slow Food , ne ha rimarcato la paternità: "Fu il bresciano Marino Marini a portare la proposta … la pensava come segno distintivo dell'associazione, come forte elemento identitario e "ideologico": non dimentichiamo che quelli erano i tempi della nouvelle cuisine e dell'arrivo da noi del fast food di McDonald's. L'associazione accolse con entusiasmo l'idea…" ("Osterie d'Italia", 2010) Più la conversazione avanza e più mi rendo conto di come la curiosità e la fame di sapere di questo tosto bresciano lo abbiano spinto ad entrare sempre più nei meandri della cultura materiale del cibo. Iperproduttivo: non si contano le collaborazioni con riviste, contributi per ricettari piuttosto che pubblicazioni in veste di storico della cucina.
Fino a quando non decide di condensare il meglio del suo percorso in un libro.
L'idea nasce da una serata in osteria insieme a due amici ai quali Marino, come è solito fare, finisce per raccontare i suoi curiosi aneddoti. Uno dei due è editore e subito gli propone di scrivere, sulla scorta della sua esperienza, una storia della grande gastronomia italiana, ma narrata in modo diverso dal solito però, a metà tra il saggio e il racconto. Nasce così "La Gola", perla di originalità e sostanza, che si aggiudica il primo posto al premio Bancarella, sbaragliando libri di celebrità nel settore ,come gli chef Davide Oldani e Fabio Picchi.
Ci sono momenti nella vita restituiscono il senso di tutto un percorso compiuto: da come Marini me ne parla capisco che dev'essere stato un po' così anche per lui.
E intanto osservo, incuriosita, la trasformazione di quest'uomo, radioso da quando ha iniziato a raccontare in modo sempre più incalzante di ciò che ama. E anche del rapporto con i "suoi" ragazzi, gli studenti di Alma, che non manca di guidare e consigliare quotidianamente.
Mentre lo ascolto mi dico che la sua è davvero passione, che sinceramente mi ha coinvolto e soprattutto convinto. Sul serio. Davanti a me ho una persona genuina con la sguardo di chi ha letto tanto, nei libri e nella vita. La parte più vera e verace di una prestigiosa biblioteca di cui rappresenta l'autentico valore aggiunto.



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